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La chiesina di San Rocco: Le origini

Posted by wivocerro su gennaio 31, 2008

LA CHIESA DI SAN ROCCO IN RIOZZO. LE ORIGINI

La nostra storia si apre con due leggende, entrambe frutto di tradizione orale, che legano le origini della chiesa di San Rocco all’altorilievo della Madonna col Bambino, che sovrasta ancora oggi l’altare dell’antico tempio. Nel primo racconto si narra che la scultura di marmo, in viaggio verso Pavia, si trovava in transito nel territorio di Riozzo quando gli animali addetti al suo trasporto non vollero più in alcun modo proseguire il cammino. I riozzesi interpretarono questo come un segno divino e fecero erigere una cappella attorno all’altorilievo.

Una seconda tradizione vuole invece, che la Madonna col Bambino fosse già destinata ad una chiesa in Riozzo, ma che l’ubicazione originariamente pensata fosse all’imbocco dell’attuale via Diaz. Ma la scultura già posizionata nel luogo prescelto, la mattina dei lavori fu trovata miracolosamente in un luogo diverso, proprio dove oggi sorge la chiesa.

Fin qui la leggenda.

L’anno esatto di fondazione della nuova chiesa è ancora sconosciuto. Ma sappiamo che nel XIII secolo secondo il “Liber Notitiae” di Goffredo da Bussero né a Cerro né a Riozzo esistevano chiese.

Il primo documento in cui viene citata una cappella in Riozzo, con l’obbligo di mantenere un cappellano, è del 1517. Si tratta della divisione dell’eredità di Matteo di Lucia de Marliano, spettante ai fratelli Gerolamo, Sasso e Scaramuzza, dove tra le altre cose si scrive di una “casa da gentilhomo dove si abita in Riozzo, dove si dice al castello” che confina con “due parti strada, da un’altra il fosso” dove era “la peschiera vecchia” e infine di un “orto e giardino”.

I proprietari della chiesa erano i Visconti Aicardi. Il capostipite dei duchi di Riozzo divenuti nel corso del ‘600 marchesi, fu Giorgio detto Scaramuzza che trovò il favore di Filippo Maria Visconti che gli concesse l’uso del cognome e dello stemma dei Visconti. Giorgio Visconti Scaramuzza l’8 luglio 1419 acquistò da Giovanni Corvini di Arezzo il sedime nel luogo di Riozzo “ubi dicitur in castro” con il fosso che lo circonda (che nel documento citato del 1517 è diventato la peschiera vecchia), il “rastellum” e all’ingresso un grande torre a tre piani con sovrapposto un torrino.

Ma come si presentava la chiesa in passato?

Sicuramente era più piccola. Infatti sappiamo che negli anni ’30 del secolo scorso fu allungata di tre metri e che anche la facciata fu rifatta completamente durante lo stesso restauro. Quindi una cappella decisamente raccolta e forse utilizzata per seppellire qualche nobile locale visto che sempre durante gli stessi restauri fu rinvenuta sotto il pavimento una tomba.

LE OPERE D’ARTE

In attesa di nuovi studi che facciano ulteriore luce sulla storia della chiesa, soffermiamoci sui dipinti e sulle sculture che abbellivano l’antica cappella e che oggi sono visibili presso la parrocchiale di San Lorenzo.

L’opera più importante è sicuramente la Madonna col Bambino, l’altorilievo che costituisce l’odierna pala d’altare. La scultura in Marmo di 130 cm x 75 cm è fatta risalire al secondo quarto del trecento ed è attribuita al Maestro di Sculture di Viboldone per alcune affinità stilistiche che la accomunano alla Madonna e due santi che trovano posto nella lunetta sopra la porta centrale dell’abbazia di Viboldone.

Altra opera antica è l'”ex voto riocensis populi sancto carolo” che in un recente studio è stata individuata come “Processione di San Gregorio” datata tra il 1584 e il 1610 (rispettivamente anno di morte e di beatificazione del santo). Opera di un pittore Lombardo la tela rappresenta Papa Gregorio che segue in ginocchio un corteo guidato da un’insegna processionale con l’immagine della Madonna col Bambino. Sullo sfondo Castel Sant’Angelo. La scena commemora la solenne processione del’anno 590 per invocare la cessazione dell’epidemia di peste durante la quale vi fu l’apparizione di San Michele arcangelo.

Menzionato già tra gli arredi del 1749 di San Rocco è Il martirio di Santa Eurosia un olio su tela dipinta alla maniera di Cesare Fiori. L’opera va datata posteriormente all’anno 1673, anno di fondazione dell’oratorio di Santa Eurosia alle Fornaci. In basso a destra è ancora ben leggibile l’insegna araldica della famiglia committente: un membro della famiglia Visconti.

Bibliografia

AAVV. L’oratorio di San Rocco. La storia, i tesori artistici, il contesto socioeconomico, Proloco di Cerro al Lambro 1998

G. Pettinari, G. Gerosa Brichetto, Cerro al Lambro. Memorie antiche

Il tesoro dei poveri. Il patrimonio artistico delle istituzioni pubbliche, di assistenza e beneficenza (ex ECA di Milano), Silvana Editoriale, 2001

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