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Un nuovo libro per il riozzese Benedetto Di Pietro

Posted by wivocerro su febbraio 14, 2008

Fonte il cittadino del giorno 12 febbraio 2008

il libro
San Fratello, Lombardia sotto l’Etna

Continua il viaggio dello scrittore e ricercatore Benedetto Di Pietro nel dialetto galloitalico di San Fratello in Sicilia: è ormai una specializzazione, anzi probabilmente un’eccellenza, quella del critico e narratore melegnanese Benedetto Di Pietro sui dialetti “galloitalici di Sicilia”, in particolare quello della terra madre, San Fratello in provincia di Messina. Dopo le liriche e i racconti U scutulan di la rraca, A tarbunira, Gh’antijegh disgiaù accuscì, Ami d carattar e Farabuli; dopo presenze in antologie come Charybdis; dopo collaborazioni con le università di Catania e con il Centro Studi sul plurilinguismo dell’università di Udine, Benedetto Di Pietro (nato a San Fratello nel 1942) dà alle stampe adesso I primi Canti lombardi di San Fratello (Montedit 2008). Il volume appare nella collana “Apollonia”, una linea di studi Montedit (www.montedit.it) espressamente dedicata alle particolarità linguistiche italiane, arrivata al quinto titolo. Di elegante formato e con in copertina la riproduzione di un capitolo medievale dell’archivio di Patti,I primi canti lombardi di San Fratello è un testo strettamente saggistico e filologico.Di Pietro ha riunito, tradotto e posto a confronto le poche opere sulle quali si basa ancora oggi la conoscenza moderna del sanfratellano, questa incredibile parlata importata in Sicilia circa mille anni fa da coloni settentrionali al seguito dei ri-conquistatori normanni, e rimasta ancora oggi intrisa di locuzioni non meridionali. È questa l’origine comune a tutte le “isole linguistiche galloitaliche” insulari (Piazza Armerina, Aidone, Nicosia, Novara di Sicilia ed altre) delle quali tratta il docente Salvatore Riolo in altro testo della serie, I galloitalici messinesi. Tornando a Di Pietro, nel saggio l’autore mette a raffronto Canti lombardi-San Fratello (1857) di Lionardo Vigo, inclusi in Raccolta amplissima di canti popolari siciliani (1870/74) e Delle origini e vicende di San Fratello di Luigi Vasi (1889). Le opere degli eruditi ottocenteschi Vigo e Vasi si iscrivevano in un progetto culturale dal quale ci sarebbe molto, ma molto da imparare: la compilazione di un Grande dizionario dei dialetti italiani sulla cui base erigere la lingua nazionale. In piena problematica manzoniana fu il ministro dell’istruzione Paolo Boselli a porre a livello politico la grande questione su cosa fosse “l’italiano”, lanciando nel 1870 la raccolta dei dialetti preunitari. Naturalmente i saggi tanto di Di Pietro quanto di Riolo non costituiscono testi d’evasione, dato che lo scopo è un altro. Le “canzoni” di Vigo e Vasi restano comunque godibili per la sagace e disincantata sapienza contadina che le pervade e che sa tanto di bozzetto verghiano.Meritevole di conoscenza è poi l’anomalìa del sanfratellano, questa parlata che dice “tucc” per tutti e “uogg” per occhi (giusto per citare due retaggi dell’origine nordica) sotto l’Etna. «Il sanfratellano come tutti i dialetti rischia di perdersi – spiega lo stesso Di Pietro -, anche se due cose sono dure a morire: i termini del corpo umano e quelli della campagna. Lì sentiremo a lungo riecheggiare il “lombardo di Sicilia”».Emanuele Dolcini

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